FUMO E MALATTIA PARODONTALE
La Dott.ssa Linnea Passaler è stata relatrice al II Convegno nazionale “Fumo e salute”. sponsorizzato dal Cenacolo Odontostomatologico Italiano, che si è tenuto il 22 Novembre e si è occupato dei rapporti tra fumo e malattia parodontale.
Assieme alla Dott.ssa Passaler hanno parlato eminenti docenti ed esperti, tra questi il Prof. Enzo Soresi, il Prof. Antonio Carrassi e il Dott. Giulio Cesare Leghissa.
Negli ultimi 30 anni la letteratura scientifica ha chiaramente dimostrato che il fumo è il fattore di rischio modificabile più importante della parodontite, dopo la placca batterica. L’associazione tra fumo e parodontite fu intuita già negli anni ’40 e successivamente dimostrata in numerosi studi epidemiologici negli anni ’80 e ’90.
Il tabacco influenza negativamente:
• Prevalenza e severità della malattia parodontale
• Perdita di denti
• Processi di guarigione a seguito di terapia parodontale non chirurgica e chirurgica
• Osteointegrazione implantare e periimplantite ismi il fumo favorisce il danno parodontale?
1. Microflora: il fumo crea un microambiente che favorisce la colonizzazione di tasche gengivali poco profonde da parte di alcuni batteri molto dannosi per i tessuti come Porphyromonas gingivalis, Tannerella forsythia e Treponema denticola.
2. Risposta dell’ospite: il fumo altera diversi meccanismi di difesa del sistema immunitario, riducendo le capacità di reazione ai batteri e aumentando la distruzione ossea e del legamento parodontale che tiene il dente fisso nell’osso.
3. Effetti locali della nicotina: la vasocostrizione indotta dalla nicotina riduce il flusso sanguigno gengivale. La letteratura scientifica ha dimostrato che:
I fumatori hanno maggiori probabilità di ammalarsi di malattia parodontale rispetto ai non fumatori
I fumatori hanno una malattia parodontale più grave dei non fumatori
I forti fumatori (20 sigarette al dì) hanno un rischio di ammalarsi doppio rispetto ai fumatori moderati
Il fumo è fortemente correlato allo sviluppo di malattia parodontale nei giovani adulti tra i 20 e i 40 anni
Qual è l’influenza del fumo sulle terapie che il medico mette in atto per curare la malattia parodontale?
I fumatori dimostrano una risposta alla terapia di levigatura radicolare (non chirurgica) e chirurgica che è ridotta di circa metà/un terzo rispetto ai non fumatori.
Solo con l’aiuto aggiuntivo di terapia antibiotica la risposta alla terapia dei fumatori si avvicina a quella dei non fumatori.
Il fumo riduce anche considerevolmente i risultati ottenibili attraverso la chirurgia muco gengivale (copertura di recessioni gengivali) e la chirurgia rigenerativa parodontale.
Per quanto riguarda gli impianti, il fumo riduce leggermente la percentuale di osteointegrazione quando c’è osso a sufficienza; quando invece è necessario rigenerare osso perduto, il fumo ha un impatto negativo considerevole, poiché interferisce coi processi di guarigione e di rigenerazione messi in atto dall’organismo.
Gli effetti negativi del fumo sulle terapie sono rilevanti soprattutto nei forti fumatori.
Cosa succede quando, dopo la terapia parodontale, il paziente fumatore è inserito in un programma di mantenimento?
I pazienti che continuano a fumare hanno una risposta alla terapia di mantenimento sfavorevole, con un rischio molto elevato di perdita di elementi dentari. Il paziente fumatore perde più denti del paziente non fumatore! Il fumo influisce negativamente anche sulla stabilità dei risultati ottenuti con la chirurgia parodontale, in particolare quella rigenerativa. Il fumo è un importante fattore di rischio per la periimplantite (cioè la perdita di osso intorno agli impianti, proprio come la parodontite è la perdita di osso intorno ai denti) negli anni e questo porta nei forti fumatori ad un aumento rilevante della percentuale di perdita di impianti .
Cosa succede ai tessuti smettendo di fumare?
Smettere di fumare provoca un importante miglioramento della salute parodontale. I livelli di rischio di progressione della malattia parodontale si riducono e lentamente tornano ad essere uguali a quelli dei non fumatori!
Con una corretta terapia parodontale e smettendo di fumare è possibile:
• Bloccare la parodontite
• Non perdere più altri denti
• Salvare denti, attraverso la rigenerazione ossea, che fino a pochi anni fa sarebbero stati da estrarre
• Recuperare i denti persi attraverso gli impianti, la soluzione più simile “all’originale”
Abbandona le sigarette e prendi in mano il filo interdentale! Se smetti di fumare, ti tieni tutti i tuoi denti. Non vale la pena tentare?
Se desideri smettere di fumare e non sai come fare, chiedici come e ti aiuteremo!
Se è vero che il fumo è grave fattore di rischio per la
MALATTIA PARODONTALE
è altrettanto vero che la MALATTIA PARODONTALE di per sé causa DIABETE!
Sono molti ormai gli studi scientifici che hanno provato che chi soffre di diabete ha una probabilità maggiore di sviluppare la malattia parodontale, ma ancora nessuno aveva dimostrato che anche l’opposto è vero cioè che la malattia parodontale contribuisce all’instaurarsi del diabete.
Un gruppo di ricercatori statunitensi, analizzando i dati di un’ampia popolazione, hanno provato che la presenza di infezione parodontale, indipendentemente da altre condizioni, può di per sé contribuire all’insorgenza di nuovi casi di diabete.
Sono stati presi in esame i dati di più di 9.000 cittadini statunitensi, è stato poi monitorato lo stato di salute di tutte queste persone per 20 anni, evidenziando in particolare i dati di coloro che mostravano la presenza della patologia orale: in questo è stato scoperto che le persone affette da malattia parodontale conclamata avevano un rischio quasi doppio di sviluppare diabete rispetto a chi non ne era affetto o lo era in forma molto lieve.
Lo studio ha preso in esame anche altri parametri come per esempio
• l’età,
• il fumo
• l’obesità
• l’ipertensione
ma nessuno ha modificato il risultato, provando che la presenza di malattia parodontale è un fattore che può portare, indipendentemente dalle condizioni concomitanti, allo sviluppo del diabete.
Una riprova di quanto emerso dalla ricerca è il fatto che le persone affette da malattia parodontale, che nel corso del tempo erano divenute edentule, non avevano più un alto rischio di sviluppare diabete, fermandosi a un livello di rischio intermedio.
La ragione di ciò può risiedere nel fatto che chi ha mantenuto per un periodo un certo livello di rischio, ma poi ha rimosso la fonte di tale rischio, ossia l’infezione parodontale, si ferma a un livello intermedio senza più progredire come chi continua a essere affetto da parodontopatie.
Di conseguenza l’individuazione del ruolo della malattia parodontale nello sviluppo di diabete è di estrema importanza, per la diffusione nella popolazione di entrambe le patologie, e soprattutto per la morbilità e la mortalità associata al diabete.
Nonostante l’importanza della dimostrazione della relazione causale tra le due patologie, saranno necessari ulteriori e approfonditi studi per capire come, e fino a che punto, sia possibile prevenire il diabete curando la malattia parodontale”. |